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Il redivivo Xander Cage, agente xXx, viene ingaggiato dalla CIA per ritrovare il Vaso di Pandora, un dispositivo che consente di controllare i satelliti militari, sottratto dal temibile Xiang e dai suoi sgherri. Xander forma una squadra di temerari amanti del brivido e si ritrova immischiato in un tremendo complotto.

Neymar, campione del Barcellona e della nazionale brasiliana, prende a pallonate (o giù di lì) un farabutto prima che un satellite crolli loro addosso. Inizia così il secondo capitolo dello 007 più coatto nella storia del cinema e il regista D.J. Caruso, responsabile di Sono il numero 4, fa subito luce sullo stile surreal-demenziale.

Vin Diesel fa il Vin Diesel, esibisce il pastrano impellicciato, sfoggia i muscoli e si atteggia a dio del sesso, senza un briciolo d’exploitation (e con scarsa autoironia), con le grazie discinte del film. Il James Bond truzzo segue gli ordini di Toni Collette, algida M, e collabora con Nina Dobrev, inattendibile Q, nerd che va dietro  al protagonista.

Tra i componenti della squadra emerge Ruby Rose, nuova star del genere (la rivedremo in Resident Evil: The Final Chapter e John Wick 2), Donnie Yen e Toni Jaa mettono in mostra le loro doti di comattenti marziali mentre l’indiana Deepika Padukone è la bond, anzi, la Xander-girl nemmeno così subdola. Alla fine viene fuori pure il cameo di Ice Cube. Samuel L. Jackson non riesce più a scollarsi dalla pelle il personaggio e la caratterizzazione di Nick Fury.

Se siete convinti di trovare in film di questo genere una storia verosimile e ricerca del personaggi, vi consiglio lo psichiatra. Sulla base di ognuna di queste premesse, lo sceneggiatore F. Scott Frazier non prova nemmeno a mettere in piedi una storia meritevole di questo nome e sceglie di divertirsi con gli stereotipi del genere senza però essere in grado di destrutturarne o parodiarne i tratti.

Il prodotto finale è una semplice accozzaglia di  scene d’azione, unica ragion d’essere del film, che incarnano una sorella minore (e bruttina) di Fast & Furious, brutalmente pensate e rese vivaci più dal montaggio che dalla regia senza mostrare neanche una piccola innovazione.

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